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Immagine di una bella giovane donna che si prende cura della sua pelle e del suo microbiota cutaneo, isolata su sfondo blu muro in posa con fiore foglia.

Il microbiota cutaneo: conoscerlo per salvaguardarlo

di Cristina Lucenti

Ormai tutti siamo a conoscenza del fatto che sulla pelle coesistano più di un milione di microorganismi di numerosissime specie distinte: troviamo acari, batteri, funghi e virus che convivono in perfetta simbiosi e, interagendo con il nostro sistema immunitario, ci aiutano a svilupparlo.

Questo insieme di microorganismi è chiamato microbiota cutaneo o dermobiota. 

Esso ci viene trasmesso da nostra madre, al momento del parto: inizialmente prevalgono gli stafilococchi, ma già verso i 12-18 mesi il microbiota cutaneo diviene simile a quello dell’adulto.

Una volta definito, il microbiota cutaneo rimane tale e – soprattutto – unico per ogni individuo: tant’è vero che si sono aperti dei campi di applicazione anche nella medicina forense.

Per gli amanti del CSI una nuova frontiera è quella di rilevare le tracce batteriche lasciate sugli oggetti per identificare chi li ha toccati confrontando le popolazioni batteriche, estremamente individuali, come si fa già per le impronte digitali!

Ma tornando al nostro dermobiota, esso varia a seconda delle zone del corpo, si modifica nelle pieghe rispetto alla cute estesa e, naturalmente, cambia se siamo in presenza di pelle con patologie e pelle sana.

Distinguiamo zone sebacee, zone umide (come ascelle, cavo popliteo, inguine, ombelico, pieghe glutee, pianta del piede) e zone secche. 

Nelle prime predominano le specie di Cutibacterium e di Staphylococcus, mentre nei siti umidi prevalgono Corynebacterium e Staphylococcus.

Nelle aree secche, infine, troviamo soprattutto β-Proteobatteri e Flavobacteriales. 

Questi batteri vengono definiti ‘commensali’ poiché non arrecano danno all’organismo che li ospita (viceversa sarebbero patogeni, ovvero in grado di scatenare patologie) e, in alcuni casi, sono addirittura ‘simbionti’, quindi batteri che apportano un certo vantaggio. 

Il microbiota cutaneo inoltre può essere influenzato e modificato da alcuni fattori: 

  • fisiologia della pelle 
  • età e sesso 
  • ambiente 
  • presenza o meno di patologie 
  • utilizzo di certi farmaci 
  • alimentazione e abitudini di vita 
  • cosmetici utilizzati 

L’ultimo punto è particolarmente interessante per noi estetiste: ad esempio, detergenti troppo aggressivi possono sicuramente danneggiare il microbiota cutaneo.

Anche le sostanze contenute nel cosmetico e la stessa texture possono incidere modificando il dermobiota: alcuni studi hanno evidenziato, ad esempio, come una predominanza di componenti oleose favorisca la proliferazione di certi ceppi batterici utili oppure come mantenere un certo grado d’idratazione, attraverso il cosmetico, favorisca il proliferare di batteri utili. 

Ritratto di giovane e bella donna isolata su sfondo marrone studio. Modello femminile caucasico che guarda e che sorride. Concetto di salute e bellezza delle donne, cura di sé, corpo, cura della pelle, trattamento e microbiota cutaneo.

A cosa serve il microbiota cutaneo?

Tra le importanti proprietà del dermobiota ricordiamo che: 

  • limita la proliferazione dei batteri patogeni; 
  • ci protegge dalle aggressioni esterne come variazioni climatiche e smog; 
  • interviene nella maturazione e nel ricambio dei cheratinociti; 
  • determina il nostro odore. 

 

È importante quindi mantenere una composizione equilibrata del microbiota in modo da evitare la colonizzazione di batteri indesiderati.

Se il microbiota è integro e forte la pelle risulterà più sana, riuscirà a rigenerarsi con maggiore facilità e a invecchiare più lentamente.

Quando si rompe questo equilibrio, compaiono problemi infiammatori, infezioni, allergie o malattie autoimmuni.

Un’alterazione del microbiota è presente in diverse patologie cutanee quali psoriasi, eczemi, dermatiti da contatto, allergie alimentari, dermatite seborroica, acne e rosacea. 

Ad esempio, la dermatite atopica vede coinvolti lo Staphylococcus epidermidis e lo Staphylococcus aureus.

Alcuni “simpatici animaletti” che possiamo ricordare sono il Demodex e la Malassetia Furfur.

Il Demodex è un acaro presente soprattutto sul viso: si distingue in Demodex follicolorum (all’interno o in prossimità dei follicoli piliferi) e Demodex brevis (nelle ghiandole sebacee, più in profondità).

Quando prolifera in modo eccessivo determina delle dermatosi, tra le quali la rosacea. 

La Malassetia furfur è un lievito presente sulla maggior parte della cute sana; tuttavia in alcune occasioni prolifera dando origine a problematiche quali psoriasi, follicolite, onicomicosi, depigmentazioni, forfora e alcune forme di dermatite atopica.

Lo Staphylococcus aureus sarebbe responsabile di follicolite, impetigine e foruncolosi. 

Un ruolo cruciale nell’insorgenza dell’acne, per esempio, è sicuramente svolto da un microrganismo che una volta veniva chiamato Propionibacterium acnes, oggi ribattezzato come Cutibacterium acnes.

Spesso si tende ad accusare il Cutibacterium acnes dello sviluppo di eruzioni acneiche: in realtà non tutti sono concordi, considerando che il batterio in questione è diffuso anche sulla pelle degli individui sani.

Inoltre, questo batterio ha anche degli effetti positivi perché ostacola la colonizzazione di patogeni, acidificando il pH epiteliale.  

Comunque chi sostiene che abbia un ruolo nella patogenesi dell’acne lo imputa al fatto che il Cutibacterium acnes rilascerebbe all’interno del follicolo pilifero enzimi irritanti che scatenerebbero l’infiammazione.  

Altri sostengono, invece, che lo Staphylococcus epidermidis sia il batterio più coinvolto poiché è presente in misura nettamente maggiore nei soggetti acneici. 

Infine, e forse questa è la teoria che trova maggior riscontro, nell’eziopatogenesi dell’acne potrebbero essere coinvolti entrambi i batteri, presenti in percentuali squilibrate. 

Foto di una giovane donna pura, bella e gentile, in piedi nuda e isolata, che guarda da parte e tiene in mano una crema per prendersi cura della sua pelle r di conseguenza del suo microbiota cutaneo.

Come salvaguardare il microbiota cutaneo

Partendo da queste evidenze, la ricerca scientifica ha iniziato a focalizzare l’attenzione sullo studio di nuovi prodotti cosmetici contenenti batteri utili a mantenere in equilibrio il microbiota cutaneo. 

E’ importante distinguere tra: 

prebiotici, sostanze di origine vegetale che nutrono i probiotici; 

probiotici, batteri vivi utili, presenti nel dermobiota; 

postbiotici, microrganismi inattivati, o loro componenti, che promuovono effetti benefìci.[Ritorno a capo del testo]Sono nati così creme, sieri, maschere, detergenti a base di prebiotici o postbiotici, mentre non possono essere utilizzati i probiotici poiché non sarebbe opportuno inserire in un cosmetico microrganismi vivi (il cosmetico deve garantire standard di sicurezza e igiene). Vengono impiegati lattobacilli (estratti dallo yogurt), lieviti e zuccheri e si ottengono ottimi prodotti per pelli disidratate, sensibili, intolleranti, senescenti, con couperose o acne.

E’ importante che un’estetista professionista sia a conoscenza di queste nozioni per poter costruire sempre più trattamenti mirati e personalizzati per le proprie clienti finali! 

 

 

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